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La cura di sé

La cura esiste finché c’è trasformazione.

Ti stai prendendo cura di te finché senti di muoverti negli stati d’animo, nelle ispirazioni, nei colori, negli stimoli che ricerchi, nella varietà e nella qualità dei pensieri e dei cibi, degli ambienti e delle compagnie.

Il primo sintomo della non cura di sé è la stasi.

Rimanere troppo a lungo agganciati ad un pensiero, a un dolore a un desiderio ad una abitudine. Tutto ciò che rimane troppo a lungo uguale a se stesso è un campanello d’allarme. Parla di negligenza nella cura di sé.

Non esiste una prescrizione per curarsi.

La cura parte dall’ascolto costante dei movimenti delle energie in te, delle tue necessità, delle tue ispirazioni e dei tuoi sogni. Parte dall’ascolto delle risonanze che la natura, la bellezza, l’amore, la famiglia, la musica e tutte le suggestioni possono generarti dentro. Danza con loro, rinnovati!

L’abitudine è il contrario della cura perché intorpidisce l’ascolto.

La stasi addormenta il contatto, toglie attenzione a quello che fai, a come lo fai, ti fa dare per scontato il tempo e le risorse che hai. Passi tutti i giorni dalla stessa strada? Scegli ogni giorno da che lato camminare, se ti serve sole o ombra, se vuoi osservare il cielo o gli alberi, se vuoi camminare rapidamente o con lentezza. Hai infiniti gradi di libertà nelle piccole cose… e la cura si compone proprio di dettagli! Bastano minuscole attenzioni per rendere unico ogni istante.

Perché ogni momento della vita è realmente impregnato di sacralità.

Ogni giorno sulla Terra è una reale possibilità di illuminazione. Ogni istante! La cura di sé non è che questo in fondo: godere di questo dono al meglio, senza pilota automatico, solo con la gratitudine di essere qui, in questa storia infinita di trasformazione.

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