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Il simbolo è un modo di arginare il giudizio

“Quando parlo con te la cosa che più mi conforta è non sentirmi giudicata”

Me lo sento dire spesso. Oggi vorrei parlarne, di questa cosa. Mi pare importante raccontarla per bene.

Non immaginatevi che io sia una persona esente dal giudizio, talmente illuminata, elevata, zen… Che ormai riesco a guardare alle gioie e alle miserie umane con distacco amorevole. Figurati!

Però ho un approccio che mi aiuta a non lasciarmi rubare tutta l’energia, l’attenzione e le possibilità dal giudizio.

Uno degli aiuti più preziosi che ricevo ogni giorno della geometria sacra e dell’Enneagramma è nel trovare il modo di FAR COESISTERE il giudizio personale con la capacità di andare oltre esso.

Sembra una contraddizione, ma non lo è.

Per anni mi sono ripetuto allo sfinimento che giudicare è sbagliato. Che non sono nessuno per decidere cosa sia bene o male, che il giudizio porta via tanta energia e limita le possibilità.

Eppure niente da fare: ancor prima di accorgermene, sto giudicando.

Giudico se la pizza mi piace oppure no, se la maglia che indosso oggi mi sta bene oppure no, se l’auto del mio vicino di casa ha un bel colore oppure no. Giudico se mi sono comportata bene oppure male. Spesso giudico le mie emozioni e come mi fanno comportare.

Del giudizio posso dire una cosa per certo: è parte dell’essere umano. Non si può decidere di eliminarlo dalla propria vita. Non si può fingere di non averlo.

Tuttavia… c’è speranza!

Quando è contenuto da un sistema di riferimento, il giudizio non mi può prendere tutta l’energia. Non mi può ingannare completamente, facendomi credere di essere la sola realtà.

Con il tempo e la ricerca, gli insegnamenti della tradizione, il ricordo dell’Enneagramma e delle geometrie sacre, ho ritrovato in me un sistema di riferimento che mi permette di decodificare l’invisibile. Mi permette di associarlo a delle immagini, dei simboli, dei nomi di potere.

Questo è ciò che mi salva dall’essere divorata dal giudizio.

Quando il sentire si può adagiare in una struttura più grande di noi, all’interno di regole terrestri antiche quanto il tempo, il nostro respiro fisico e mentale si allarga.

Continua ad esistere il mio io pensante, continua ad avere le proprie preferenze e i propri limiti, continua a giudicare.eppure oltre adesso mi accorgo e mi ricordo che c’è molto di più.

È come distogliere lo sguardo da un particolare a terra, vicino ai miei piedi, e scoprire che davanti a me si apre un panorama ampio e magnifico.

È così che a volte mi salvo dal giudizio… O almeno ci provo!

Collocare l’invisibile in un simbolo mi restituisce la libertà di provare amore per gli altri esseri viventi NONOSTANTE il giudizio.

Perché lo racconto? Perché in questa epoca credo sia un qualcosa che non possiamo più permetterci di non ricordare.

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