Il tempo del sogno lucido

Il tempo ordinario e il tempo del sogno si sono invertiti
Il sogno e il sentire trabordano nel mondo della veglia
Sono i giorni dell’ignoto e delle possibilità
Sono i giorni del sogno lucido


Venerdì sera a Milano.

C’è aria di primavera, gli uccellini cantano. Chi avrebbe creduto, qualche settimana fa, che l’autostrada sarebbe stata vuota? Che nessuno sarebbe stato impegnato a prenotare un B&B per il week-end o ad organizzare un aperitivo con gli amici?

Venerdì sera a Milano.

Se ci mettiamo in ascolto, lo si sente entrare dalla pancia. Si insinua con delicatezza nelle viscere, si espande con i respiri. Se lo ascoltiamo, lo sentiamo scaldarsi e rilassarsi, come un grande, nuovo organo interno. Se non lo ostacoliamo, lo sentiamo poi salire verso lo stomaco, lo avvertiamo dilagare con lentezza nel petto, nel plesso solare, e poi riempirci completamente. Nella gola, nel naso, nel capo. Nelle braccia, nella gambe, fin anche nelle unghie. È un silenzio vivo, morbido, tiepido.

Non è solo una pausa.

Non è un semplice sospeso, un fermo immagine che entra a gamba tesa nei progetti vacanzieri o nella vita sociale. Non è un temporale che basta chiudersi in casa e aspettare che passi. Per quanto sia importante rispettare le regole ed utilizzare ogni mezzo per mantenere al sicuro noi stessi e gli altri, questo non basta.

Le azioni non bastano e non possono bastare.

Le azioni sono solo una faccia della medaglia. Fino ad ora sono sempre bastate: il mondo del “fare”, il mondo della veglia, era l’unico ad essere importante. Chi ha mai parlato di sogni prendendo il caffè con i colleghi al mattino? Pochi. Incrociando un amico ci si chiedeva “dove vai in ferie?” oppure “sabato che fai?” o ancora “come va il lavoro?”. Difficilmente si domandava “come ti senti?” oppure “ti annoi?”.
Ma ora no. Ora non è così.

Il tempo ordinario e il tempo del sogno si sono invertiti
Il sogno e il sentire trabordano nel mondo della veglia
Sono i giorni dell’ignoto e delle possibilità
Sono i giorni del sogno lucido


Disegno di Alessia Nanni

Serve un atteggiamento consono.

Non si può vivere questo periodo come fosse ancora importante solo il “fare”, come fosse ancora un periodo ordinario, solo con un fastidio in più.
Nel tempo del sogno le movenze, i pensieri, le relazioni sono diverse.
Nei sogni ogni cosa funziona diversamente. Avete mai provato a leggere nel sogno? E’ diverso che nella veglia. Avete provato a correre? Il movimento è diverso. Nel sogno, non valgono le regole della veglia.

In questo momento non è l’esterno a guidare, ma l’interno.

Il punto di partenza non sono gli obiettivi dove vogliamo arrivare, ma i movimenti che cadono a proposito in questo momento. Nel tempo del sogno non c’è scopo, non c’è divisione. Non c’è me contro te.
C’è movimento di gruppo, c’è ritmo. C’è tutto quello che c’è: con le sue ombre e le sue luci. Insieme.

Come ci si muove allora, in questo tempo?

Con attenzione e direzione. Proprio come nel mondo del sogno: per agire non si parte dall’obiettivo, ma dall’intento direzionato. Dall’interno all’esterno, dal proprio centro alla realtà circostante. Movimenti piccoli, misurati, ben selezionati. Con attenzione e direzione.

Proprio come nel mondo del sogno: per agire non si parte dall’obiettivo, ma dall’intento direzionato. Dall’interno all’esterno, dal proprio centro alla realtà circostante. Movimenti piccoli, misurati, ben selezionati. Un modo possibile per vivere questo tempo è con misura e dose, con attenzione ai dettagli. Ogni passo è importante nel sogno, così come in questo tempo. Ogni contatto, la scelta di ogni parola.

É uno spazio nuovo, questo che abbiamo ora a disposizione.
Come una nuova parte di noi. Se ci mettiamo in ascolto lo si sente nella pancia, che si espande su nel petto e nella gola, nel capo, in tutto il corpo.

Eppure non siamo in balia degli eventi

C’è un movimento esterno, enorme, inarrestabile.
Ci obbliga in casa, ci ferma, ci sottrae abitudini, risorse, possibilità, impegni, fatiche. É una forza su cui non abbiamo potere, su cui non possiamo vantare alcun controllo. Possiamo solo ascoltare, giorno per giorno, quel che accade. Possiamo decifrare l’insegnamento, trovare in ogni momento un nuovo equilibrio. Ma non siamo in balia degli eventi. Il potere ora è nella compattezza, nel movimento direzionato che origina dalla centratura, dall’onesto e sobrio contatto con noi stessi. Nell’autonomia, nell’auto-legittimazione.

Questa è la possibilità di trasformazione

Non la ricerca fuori. Non il rumore dei media. Non la nostalgia per il “prima”. Tutto questo c’è, ma non ci fornisce risposte. Ci dona stimoli, spinte, energie, carburante… ma non riferimenti. L’unico riferimento per noi stessi ora siamo noi stessi. Questo è l’inizio della trasformazione.
Non c’è un obiettivo visibile. Inutile pontificare su cosa accadrà, su quel che diventeremo, sul “nuovo mondo” o “vecchio mondo”. Tutto quel che abbiamo ora siamo noi stessi. La nostra esperienza, i nostri sentimenti, l’amore e l’attenzione che scambiamo con chi abbiamo vicino, con quelli di cui ci prendiamo cura, con chi sosteniamo.

É mai accaduto prima?

Abbiamo mai avuto non solo il tempo e lo spazio, ma l’impellente, inderogabile motivazione a scoprirci, ascoltarci, presentarci con onestà a noi stessi? Abbiamo mai avuto occasione migliore per spazzare via le proiezioni, l’immagine costruita di noi per l’esterno e per noi stessi, tutte le scuse e i giri di parole, le giustificazioni, le recriminazioni? É l’Anno Zero, per chi lo vuole. É un “punto e a capo”.

Il capitolo nuovo, questa volta, parte da dentro.

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