Un guerriero eroe dell’amore

Sai quando mi chiedo ma io PERCHE’ SONO NATA? Ecco, è come mi fossi ricordata di quello. Di cosa mi ha fatto salire sul treno e partire.

Questo è un racconto PERSONALE.

Se vale anche per voi ben venga… ma non è mica detto. Quel che so è che vale PER ME.

Allora perchè condividerlo?

Perchè sono sicura che la domanda CHI SONO sia una delle più ricorrenti per tutti noi. Credo che leggere di un’esperienza altrui in merito apra un punto di vista diverso dal solito e accenda una SPERANZA.

O almeno una CURIOSITA’.


Spesso, nei gruppi e nei luoghi che frequento, si parla di Karma, di scelta prenatale, di ruolo originario.

La mia mente si RIPOSA con questi termini, si trova a suo agio, perchè le risuonano di qualcosa di VERO, di FAMILIARE.

Ma poi, appena sotto la mente, inizia uno strato profondo e buio.

Uno spazio INCONOSCIBILE

Una dimensione dove le definizioni non hanno un gran valore.

Un grande “BOH!?!” dove la teoria fa due passi e si perde. 😶 E non serve quasi più a nulla.

E’ lo strato del sogno, del sentire, degli angeli della Terra, della saggezza senza nome nè forma. E QUANTO è impegnativo farlo comunicare e convivere con la mente… Serve un lavoro continuo di ascolto, traduzione, sperimentazione, canalizzazione.

Questo racconto nasce perché io ho avuto e ho tutt’ora la fortuna di vivere un’esperienza STREPITOSA.

Dalla memoria del CORPO e dell’ANIMA questa mia esperienza ha richiamato e fatto emergere ricordi antichi e intimi. Un lavoro DELICATO ma INESORABILE, che passo passo mi ha portata giù, sotto lo strato della mente.

Un lavoro che si è svolto nell’arco di anni.

Seminari, incontri, colloqui, ancora seminari, viaggi, perplessità, telefonate, altri viaggi, altri incontri, altri seminari…

Per andare sempre più dentro

Dentro

Dentro

Dentro

Pian piano, senza tregua.

Tanto tempo fa mi avevano detto che TUTTO COSPIRA. Che la VERITA’ E’ SCRITTA OVUNQUE, ma noi umani ci impegnamo moltissimo per non leggerla.

🙈🙉🙊

E’ vero.

Perchè per noi è difficile guardare QUEL CHE C’E’. Lo giudichiamo (anche se proviamo a non farlo), abbiamo aspettative, identificazioni, emozioni.

Perchè “quel che c’è” FUNZIONA AL CONTRARIO, quando si vive sulla Terra.

Come i colori: se vediamo un oggetto rosso, significa che ASSORBE IN SE’ tutti gli altri colori della luce TRANNE il rosso.

Difficile allora conoscersi…

Difficile perchè l’IMMAGINE MENTALE che abbiamo di noi passa dal fuori, mai dall’osservazione diretta di noi.

Chi si è mai GUARDATO IN FACCIA senza uno specchio di mezzo? E nello specchio la leggenda (e non solo) dice che vive il DIAVOLO… 👹

Insomma, superstizioni a parte, la MENTE conosce per METAFORE, per SIMBOLI. E’ il suo linguaggio.

E quando si guarda senza uno specchio in mezzo STENTA AD ACCETTARSI.

Staccarsi dall’immagine nota di noi stessi È DIFFICILE.

E dunque vi dico onestamente: in tutto il mio lavoro di RICORDO DI ME, ho spesso opposto una STRENUA RESISTENZA!

E la oppongo tuttora! Non so dirvi quanto sia difficile scrivere questo testo!

Me lo sto SPREMENDO FUORI tipo tubetto del dentifricio!

🥵

Ma poi ad un certo punto, un po’ per forza, un po’ perchè gli stimoli diventano tanti, non rimane più nulla a cui appigliarsi.

Ad un certo punto qualcosa ti smuove e devi sbirciarti direttamente, senza specchio.

Una volta, due, tre.

Nel corso degli anni e della ricerca le esperienze arrivano.

L’ultima per me è stata questo week-end, ad un seminario SPLENDIDO. Uno dei più belli dei molti della Tradizione del Drago Trasparente a cui ho partecipato.

🐉✨

Come raramente accade, domenica ad un certo punto MI ARRENDO.

Guardo quello che c’è.

Ogni volta è una strana sensazione.

Il nostro nome non ce lo scegliamo noi. Ce lo scelgono altri, di solito i genitori, e può piacerci o meno… ma è il nostro.

Sapevate che uno dei metodi più efficaci per svegliare una persona addormentata è CHIAMARLA PER NOME? Sentire il nostro nome ATTIVA UN RICONOSCIMENTO, perchè dall’inizio della vita è associato a noi. Ci scuote… e ci fa svegliare.

(Ora, se fate l’esperimento e lo svegliato si arrabbia, non dite per favore che ve l’ho suggerito io!😝)

E’ una strana sensazione.

Come leggere il proprio nome e dire: si, sono io. Che mi piaccia o meno, so -profondamente SO- che mi chiamo così.

Possiamo discutere di bellezza, significato, suono, origine…

Ma se leggo il mio nome, SO CHE E’ IL MIO. E’ forse LA PRIMA COSA CHE HO IMPARATO.

Solo che… SORPRESA!

Guardando quel che c’è, la prima cosa che scopro è proprio che

NON C’E’ UN NOME

Cos’è, uno scherzo? 🤨

No, niente scherzi…

Per un sacco di tempo mi sono chiesta “qual’è il mio ruolo nella vita”?

Sottintendevo: qual’è LA DEFINIZIONE del mio ruolo? Qual’è il NOME di ciò che sono?

Insegnante? Guaritore? Madre? Pasticcere? Filosofa? Artista? Amica? Dentista? Giocoliere?

Come mi DEFINISCO?

Ma i nomi, in questa esplorazione INTERNA e molto INTIMA di noi, ci aspettano all’uscita. Come il cappotto al guardaroba della discoteca: per ballare non ci occorre.

Ci occorrerà dopo!

ECCOME SE CI OCCORRERA’!

Quando avremo terminato la danza, ci servirà una parola, un simbolo, un aggancio.

Sarà NECESSARIO un NOME, per non PERDERE TUTTO. Perchè non rimanga tutto, ancora una volta, APPENA OLTRE IL VELO.

Con quella sensazione di insoddisfazione, di non riuscire ad afferrare, di nebuloso.

Un NOME che ci riporti anche con il corpo e la mente al contatto avuto all’interno.

Un nome che dia un posto e una collocazione nella vita e nel tempo lineare della materia a quel contatto.

C’è tanta RESPONSABILITA’ in un nome.

Lo sanno i genitori quando scelgono come chiamare un figlio, ad esempio.

O gli artisti che scelgono il titolo per la propria opera.

Un NOME è un SIMBOLO.

E come tale POSSIEDE e CONFERISCE POTERE.

Ma il nome viene dopo.

Viene alla fine.

Prima si danza.

Prima si scende nel SOGNO, nell’OMBRA, nel RICORDO ANCESTRALE.

💃💃💃

Prima si lasciano da parte le definizioni.

Si abbatte una briciola alla volta la scultura IMMENSA e GRANITICA della visione di noi stessi.

Si entra nel luogo interiore (e INFERIORE) dove i simboli e le parole NON SERVONO.

E’ lì che si trova il CAMPO ENERGETICO che ci ha spinti a nascere.

Li c’è la RISPOSTA al “CHI SONO?”

La spinta -diversa per ognuno- che porta all’INCARNAZIONE non ha nome.

E’ un DESIDERIO.

Potente, potentissimo. Irresistibile. Un BISOGNO. E’ l’ATTO CREATIVO più imponente dell’esistenza del singolo.

E’ TUTTO CIÒ CHE STA PRIMA del nome e della forma. Prima delle METAFORE.

Sarà per questo che chi lo riesce a sentire, quel campo energetico, dice che non è il FARE la risposta, ma l’ESSERE.

Come se quel contatto mettesse infine un perno all’ago della bussola, dando un senso al suo girare col campo della Terra.

Sarà per questo che più di una volta alla domanda “MA COSA DEVO FARE?” mi è stato detto “NULLA! Devi ESSERE, non fare!”

Ma quindi, alla fine cosa si deve FARE per ESSERE?!?

Perché da qualche parte questa ricerca bisogna pure iniziarla!

O no?

🧐

Condivido con voi la risposta che più mi ha guidata e confortata in tutta la mia ricerca sin qua:

✨✨✨

Un GUERRIERO EROE DELL’AMORE è spietato nel cercare l’amore.

È implacabile sulla strada che porta ad esso ed inevitabilmente lo trova, perché è impeccabile

✨✨✨

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